Piede piatto: cause, sintomi e trattamento

Piede piatto

Il piede piatto è una deformità caratterizzata dal collasso della volta plantare e alterazione dell’equilibrio del piede. La valutazione clinica consente di definire il trattamento più adatto, conservativo o chirurgico.

Il piede piatto è una delle deformità più frequenti del piede e può presentarsi in età pediatrica o nell’adulto con caratteristiche molto diverse. Non significa semplicemente avere l’arco plantare più basso, ma descrive un’alterazione dell’equilibrio tra retropiede e mesopiede, con una tendenza del calcagno a pronare verso l’esterno. In alcuni casi è una condizione fisiologica, in altri evolve in una vera patologia progressiva. Il mio compito è distinguere quando il piede piatto rappresenta solo una caratteristica anatomica e quando invece richiede un trattamento mirato per prevenire dolore e degenerazione.

Indice

Dott.ssa Camilla Maccario

Piede piatto sintomi e deformità

Il piede piatto è una delle deformità più comuni del piede ed è caratterizzato dalla riduzione o scomparsa della volta plantare mediale. Nella mia pratica clinica osservo sempre il paziente di spalle: in questo modo è evidente la pronazione del calcagno, che devia verso l’esterno rispetto all’asse della gamba e al tendine d’Achille, e spesso anche l’abduzione del mesopiede. Non si tratta solo di un’impronta “piatta”, ma di un’alterazione complessa dell’equilibrio tra retropiede, mesopiede. 

I sintomi possono comparire lungo il decorso del tendine tibiale posteriore, sotto il malleolo peroneale o a livello articolare nei casi più avanzati. È fondamentale distinguere tra piede piatto flessibile e piede piatto rigido, perché il percorso terapeutico cambia radicalmente.

Dott.ssa Camilla Maccario - Chirurgo Ortopedico - Chirurgia del Piede - Dottoressa Camilla Maccario
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Piede piatto conseguenze

Le conseguenze del piede piatto dipendono dal grado di deformità e dall’età del paziente. Nel piede piatto flessibile il dolore è prevalentemente tendineo e muscolare, legato allo sforzo eccessivo del tibiale posteriore nel tentativo di sostenere l’arco plantare. Nel piede piatto rigido, invece, è presente una degenerazione articolare che può evolvere verso artrosi sottoastragalica e deformità progressiva della caviglia. 

Nei casi più gravi si osserva un collasso dell’intero complesso piede-caviglia verso l’interno, con zoppia e limitazione funzionale significativa. L’evoluzione non trattata può compromettere in modo importante la qualità della vita.

Piede piatto
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L'importanza della diagnosi per il piede piatto

La diagnosi del piede piatto è principalmente clinica. Nessun esame strumentale può sostituire l’osservazione del passo, l’appoggio monopodalico e la capacità di andare in mezzapunta. Sono gesti semplici che rivelano informazioni decisive. La radiografia in carico o la TAC in carico sono gli esami fondamentali, perché consente di studiare il piede mentre sostiene il peso del corpo. RMN e TAC tradizionale sono esami di secondo livello, utili per approfondire eventuali degenerazioni tendinee o articolari. Per me è essenziale considerare sempre il piede come un’unità funzionale: avampiede, mesopiede e retropiede non sono compartimenti separati.

Il piede piatto fa male?

Il piede piatto non è sempre doloroso, soprattutto nel bambino, dove può essere fisiologico fino agli 8 anni circa. 

Nell’adulto, invece, se parliamo di progressive collapsing foot la sintomatologia può essere localizzata medialmente, lungo il tendine tibiale posteriore, oppure lateralmente, sotto il malleolo peroneale, segno di sovraccarico dell’articolazione sottoastragalica. Nei casi evolutivi il dolore diventa articolare e persistente. Non raramente il dolore può coinvolgere anche il tendine d’Achille o presentarsi sotto forma di crampi del polpaccio. 

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Tecnica MICA

La tecnica MICA (Minimally Invasive Chevron Akin) rappresenta oggi una delle evoluzioni più significative nella chirurgia dell’alluce valgo. Si tratta di una procedura mini-invasiva che consente di eseguire osteotomie correttive attraverso incisioni millimetriche, riducendo il trauma sui tessuti molli. Il principio fondamentale è il riallineamento del primo metatarso e dell’alluce, non la semplice rimozione della “cipolla”. La correzione viene stabilizzata con mezzi di sintesi dedicati, che garantiscono una tenuta meccanica solida e affidabile. Questo aspetto è centrale perché consente all’osso di guarire mantenendo l’allineamento corretto nel tempo.

La stabilità ottenuta con la tecnica MICA permette un decorso post-operatorio più controllato e prevedibile rispetto al passato. L’intervento viene eseguito in anestesia periferica e ha una durata ridotta, con benefici in termini di sicurezza e recupero. La mini-invasività non è solo una questione estetica, ma un approccio che rispetta l’anatomia e favorisce una guarigione più fisiologica. Il risultato è un piede più armonico, con una migliore distribuzione dei carichi e una riduzione del rischio di recidiva nel lungo periodo.

Il piede piatto può venire a qualsiasi età?

Il piede piatto può manifestarsi in diverse fasi della vita, ma con significati clinici molto differenti. Nel bambino il piede piatto è fisiologico fino agli 8 anni circa, perché l’arco plantare è ancora in fase di sviluppo. In questa fase non parlo di patologia, ma di maturazione. 

E’ tra gli 8 e i 14-15 anni circa che il piede del bambino diventa quello di un adulto.

E’ sempre in questo range temporale che viene data indicazione chirurgica mini-invasiva in caso sia già presente un piede piatto patologico (progressive collapsing foot). Si tratta di una chirurgia diversa da quella che si eseguirebbe nell’adulto e che attraverso un approccio mini-invasivo che sfrutta la crescita residua del bambino, ci permette di correggere un piede patologico.

Il piede piatto patologico (progressive collapsing foot) però può presentarsi anche in età adulta. La sua causa è sempre da ricercare nell’ereditarietà benchè si possa parlare di multifattorialità.

In questi casi il paziente prende atto del problema a causa del dolore e della progressione della deformità.

Non tutti i piedi piatti quindi sono patologia!

Quando parliamo quindi di piede piatto fisiologico o sindrome pronatoria fisiologica stiamo parlando di un piede piatto “normale” ovvero che possiamo indicare come una caratteristica non diversamente da quanto faremmo per il colore degli occhi o dei capelli. 

Parliamo invece di sindrome pronatoria patologica ovvero progressive collapsing foot, quando ci troviamo davanti ad una condizione patologica indipendentemente dall’età.

Se vogliamo però addentrarci nella valutazione del piede piatto dell’adulto possiamo specificare che esiste il piede piatto flessibile o rigido. In questi casi l’età ha un significato importante.

Piede piatto flessibile: solitamente ci troviamo davanti ad un paziente giovane, che riferisce un dolore inizialmente insorto durante attività sportiva, ma poi progredito tanto da diventare persistente anche dopo una semplice camminata. Il dolore è tipicamente presente a livello del tendine tibiale posteriore.

Il piede piatto rigido: al contrario è più spesso presente in pazienti di età più matura. Riferiscono essi stessi di aver notato una maggiore rigidità del piede e nel passo che diventa più difficile e faticoso. Il dolore è un dolore articolare che spesso colpisce l’articolazione sottoastragalica: l’articolazione situata sotto la caviglia.

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Terapie conservative per il piede piatto

Le terapie conservative hanno l’obiettivo di compensare il sovraccarico e ridurre lo stress tendineo. Intervengo sia “dentro” che “fuori” dalla scarpa. Il plantare sostiene temporaneamente la volta mediale e riduce la tensione sul tibiale posteriore, ma non corregge la deformità. Le scarpe anti-pronazione possono aiutare soprattutto durante l’attività sportiva. Lo stretching del tricipite surale e attività come lo yoga migliorano elasticità e controllo propriocettivo. Quando la sintomatologia è prevalentemente tendinea, le terapie fisiche possono accelerare il recupero.

Le terapie conservative non hanno purtroppo nessun ruolo nel gestire la deformità nè nel prevenire o rallentare la progressione della stessa. 

Plantare per il piede piatto

Il plantare ha una funzione di sostegno e di controllo del dolore, non una funzione correttiva definitiva. Sostiene la volta mediale mentre viene indossato e riduce il sovraccarico sul tibiale posteriore. Non è paragonabile a un apparecchio ortodontico: non modifica la struttura del piede. Lo utilizzo soprattutto nelle fasi iniziali o per posticipare un eventuale intervento chirurgico. È uno strumento utile, ma con limiti chiari che spiego sempre al paziente.

Le scarpe per il piede piatto devono offrire stabilità e controllo della pronazione. Esistono modelli da pronatore pensati per compensare l’appoggio durante la corsa. La scelta non dovrebbe essere lasciata solo al negozio tecnico, ma guidata da un’analisi specialistica del passo. Una calzatura adeguata può prevenire sovraccarichi tendinei e rallentare la progressione dei sintomi.

Gli esercizi per la sindrome pronatoria mirano a migliorare elasticità e controllo muscolare. Lo stretching del tricipite surale è fondamentale per ridurre la tensione posteriore. Attività come lo yoga favoriscono equilibrio e consapevolezza dell’appoggio. Gli esercizi non correggono una deformità strutturata, ma possono aiutare a gestire fasi di squilibrio funzionale o aiutare a rendere un piede piatto sintomatico il più tardi possibile.

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Tecnologia: TAC 3D Cone Beam

La TAC 3D Cone Beam con sistema Verity Planmed è una tecnologia avanzata disponibile in pochissimi centri in Italia dedicati a piede e caviglia. Si esegue in posizione eretta, quindi in carico, condizione fondamentale per studiare correttamente la biomeccanica del piede. A differenza delle indagini tradizionali, fornisce immagini tridimensionali estremamente precise, integrate anche con sistemi di intelligenza artificiale. Questo consente di ottenere informazioni più complete rispetto a una semplice radiografia e di pianificare il trattamento con maggiore accuratezza. È particolarmente utile nei casi di deformità complesse della caviglia o delle dita, permettendo di valutare con precisione sia la situazione iniziale sia il risultato post-operatorio.

Le tecnologie
Come raggiungere la mia sede principale

Scopri come raggiungere la mia sede principale, a Milano, oppure clicca qua per scoprire tutti i luoghi dove opero.

Da Nord (es. Monza)

Partendo da Monza, percorri la A52 in direzione Milano e prosegui seguendo le indicazioni per il centro città. Continua verso Porta Venezia e poi in direzione Porta Romana, fino a raggiungere Viale Regina Margherita, dove si trova lo studio.

Da Sud (es. Lodi)

Da Lodi, imbocca l’autostrada A1 in direzione Milano e segui le indicazioni per Milano centro. Una volta entrato in città, prosegui verso Porta Romana e continua fino a Viale Regina Margherita, facilmente raggiungibile dalle principali arterie urbane.

Da Bergamo

Dalla stazione di Bergamo, prendi un treno diretto verso Milano Centrale. Una volta arrivato, utilizza la metropolitana linea M3 in direzione San Donato e scendi a Porta Romana, da cui lo studio è raggiungibile a piedi.

Da Pavia

Dalla stazione di Pavia, prendi un treno per Milano Centrale o Milano Rogoredo. Da lì, utilizza la metropolitana linea M3 direzione Comasina e scendi a Porta Romana, a pochi minuti a piedi dallo studio.

Da Sesto San Giovanni

Da Sesto San Giovanni, puoi utilizzare diverse linee di autobus e metropolitana che collegano rapidamente con il centro di Milano. Prosegui verso Porta Venezia o Porta Romana e poi continua con i mezzi di superficie fino a Viale Regina Margherita.

Da San Donato Milanese

Da San Donato Milanese, sono disponibili autobus diretti verso il centro città. Segui le linee che portano in direzione Porta Romana e scendi nelle vicinanze di Viale Regina Margherita, facilmente raggiungibile a piedi in pochi minuti.

Dove Parcheggiare

Lo studio si trova in una zona centrale di Milano, dove il parcheggio può risultare limitato, soprattutto nelle ore di punta. È possibile trovare parcheggio lungo le vie limitrofe, generalmente a pagamento (strisce blu). Si consiglia di arrivare con qualche minuto di anticipo per individuare più facilmente un posto. In alternativa, sono presenti parcheggi coperti nelle vicinanze. Al momento della prenotazione, le segretarie possono fornire indicazioni utili e aggiornate per facilitare l’arrivo.

  • Da Monza
    Percorri la SS36 verso Milano, continua in direzione centro fino a Porta Romana e Viale Regina Margherita.
  • Da Bergamo
    Segui l’A4 in direzione Milano, entra in città e prosegui verso il centro fino a Porta Romana.
  • Da Pavia
    Percorri la SS35 dei Giovi verso Milano, continua verso il centro fino a Porta Romana e lo studio.
  • Da Varese
    Segui l’A8 verso Milano, entra in città e prosegui verso il centro fino a Porta Romana.
  • Da Como
    Percorri l’A9 verso Milano, continua verso il centro città fino a Porta Romana e Viale Regina Margherita.
La mia mission è

offrire percorsi di cura personalizzati per le patologie di piede e caviglia, unendo competenza, ascolto ed evidenze scientifiche, per ridurre il dolore e migliorare concretamente la qualità di vita.

Dott.ssa Camilla Maccario - Chirurgo Ortopedico - Chirurgia del Piede - Dottoressa Camilla Maccario

Intervento per il piede piatto

L’intervento per il piede piatto varia in base alla flessibilità della deformità. 

Nel piede piatto flessibile eseguo osteotomie correttive del calcagno e del cuneiforme  associate a transfer tendinei, con l’obiettivo di preservare il movimento. 

Nel piede piatto rigido invece, si parla di articolazioni artrosiche e di un piede che ha perso completamente o quasi la sua mobilità a discapito della stabilità, responsabile della progressiva deformazione del piede. In questi casi sono richieste artrodesi selettive per stabilizzare il piede in posizione plantigrada. La scelta non è mai standardizzata, ma guidata da un algoritmo terapeutico preciso.

Chirurgia mini invasiva per il piede piatto

La chirurgia mini invasiva rappresenta per me una filosofia oltre che una tecnica. Ridurre le incisioni significa rispettare i tessuti e favorire un recupero più rapido. L’obiettivo non è solo estetico, ma funzionale: ottenere un piede allineato e stabile minimizzando l’aggressività chirurgica. 

Con queste premesse, è più semplice comprendere perché per tanti miei pazienti, la correzione di un piede piatto flessibile, passi attraverso una pianificazione di incisioni davvero molto piccole, associate ad una correzione scheletrica e ad un bilanciamento tendineo.

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Maggiori informazioni sull'intervento

Nell’adulto la scelta chirurgica dipende dalla flessibilità residua e dal grado di degenerazione articolare. Nel piede piatto flessibile privilegio osteotomie e transfer tendinei. Nel piede piatto rigido e artrosico, l’artrodesi consente di stabilizzare definitivamente il piede. La pianificazione è sempre personalizzata.

Come si potrà immaginare, la convalescenza dopo l’intervento per il piede piatto varia in base alla tipologia di chirurgia eseguita.

Nel caso di piede piatto flessibile, il decorso prevede uno stivaletto gessato per 3–4 settimane, che consente il movimento di dita e ginocchio. Nella maggior parte dei casi è possibile appoggiare il piede fin da subito. Il gesso viene mantenuto a 90°, posizione fondamentale per evitare retrazioni della muscolatura posteriore della gamba.

Dopo la rimozione del gesso si riprende a camminare autonomamente. È importante però distinguere tra autonomia e recupero completo: il risultato funzionale ottimale si raggiunge generalmente intorno ai 4 mesi. La guida può essere ripresa dopo circa 6 settimane.

Nei casi di piede piatto rigido, trattato con interventi più complessi come la duplice artrodesi, i tempi si allungano. Il gesso viene mantenuto per circa 4 settimane, inizialmente con carico sfiorante e successivamente con carico completo.

Anche in questi casi il paziente recupera una buona autonomia entro 4–6 settimane, ma la piena soddisfazione si raggiunge più gradualmente, intorno ai 5–6 mesi dall’intervento.

Come ogni intervento, anche la chirurgia del piede piatto comporta rischi generali e specifici. Possono includere ritardi di consolidazione ossea, infezioni, rigidità o complicanze legate ai tessuti molli. Una corretta preparazione del paziente, indicazione chirurgica, e tempi chirurgici ridotti aiutano a ridurre significativamente questi rischi.

La riabilitazione è fondamentale per recuperare forza e controllo muscolare. Dopo la fase di immobilizzazione si lavora su mobilità, equilibrio e rinforzo selettivo. Il percorso è graduale e personalizzato. L’obiettivo è tornare a un appoggio stabile e funzionale.

Il piede piatto pronato è caratterizzato dalla deviazione in valgismo del retropiede e dal collasso della volta mediale. La pronazione eccessiva altera l’equilibrio tendineo e articolare. Non sempre è dolorosa nelle fasi iniziali, ma può evolvere nel tempo. La valutazione precoce è essenziale.

Nei casi in cui il dolore sia prevalentemente tendineo, posso associare trattamenti di medicina rigenerativa. PRP o cellule stromali prelevate dal tessuto adiposo possono stimolare la guarigione del tendine tibiale posteriore. La medicina rigenerativa non sostituisce la correzione biomeccanica quando necessaria, ma può rappresentare un valido supporto biologico.

Patologie del piede e tendinee

Patologie dell’avampiede

Patologie del retropiede

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Piede piatto nel bambino

Patologie del tendine

Fascite plantare
Tendine d'Achille
Domande frequenti sul piede piatto

Sì, il piede piatto patologico – progressive collapsing foot – può evolvere nel tempo. La progressione è legata al cedimento tendineo e alla degenerazione articolare. Se quindi abbiamo un piede piatto patologico a 30 anni sicuramente peggiorerà nell’arco degli anni a seguire trasformandosi nel tempo da piede piatto flessibile a piede piatto rigido.

La sindrome pronatoria non trattata può portare a dolore cronico, instabilità e artrosi delle articolazioni del retropiede. Nei casi avanzati può comparire deformità della caviglia. La qualità della vita può ridursi in modo significativo.

Il plantare sostiene la volta mediale e riduce il dolore mentre viene indossato. È utile nelle fasi iniziali o sintomatiche. Non corregge però in modo definitivo la deformità strutturale, non impedisce che il piede piatto progredisca nella sua evoluzione.

L’intervento è indicato quando il dolore persiste nonostante le terapie conservative. In realtà non dobbiamo basarci solo su dolore, ma anche sulla deformità: la progressione del piattismo porta ovviamente a tempi chirurgici maggiori. L’intervento quindi è indicato quando vi è dolore, limitazione funzionale e instabilità legata all progressione della deformità. 

Di fatto sono la stessa cosa! Valgismo e pronazione si riferiscono al calcagno e quindi dell’articolazione sottoastragalica che deviano lateralmente portando il mesopiede ad aprirsi (abdotto) e collassare medialmente.

Sì, nell’adulto l’intervento può essere indicato quando la sintomatologia è costante e progressiva. Nei casi flessibili si privilegiano tecniche correttive conservative sul movimento. Nei casi rigidi si può ricorrere a procedure stabilizzanti.

Il recupero varia in base alla tecnica utilizzata. Dopo osteotomie correttive la soddisfazione piena si raggiunge intorno ai 4-5 mesi. Nei casi di artrodesi i tempi possono estendersi a 5–6 mesi.

Grazie ai protocolli anestesiologici moderni il dolore post-operatorio è ben controllato. Il dolore iniziale è fisiologico ma gestibile. Il percorso è pianificato per favorire un recupero progressivo e sicuro. Tuttavia si tratta di un intervento importante che mette il paziente al centro del percorso di guarigione: un paziente motivato è un paziente che guarisce meglio e prima.

I rischi includono ritardi di consolidazione ossea, infezioni, rigidità o complicanze legate ai tessuti molli. Una corretta preparazione del paziente, indicazione chirurgica, e tempi chirurgici ridotti aiutano a ridurre significativamente questi rischi.

Sì, la riabilitazione è parte integrante del percorso chirurgico. La riabilitazione in primis prevede di camminare e lavorare sulla muscolatura posteriore della gamba. Esercizi mirati aiutano a recuperare forza, mobilità e controllo dell’appoggio. Un programma specifico migliora il risultato funzionale.

Sì, l’alterazione dell’appoggio può influenzare l’allineamento dell’arto inferiore. Questo può generare sovraccarichi a ginocchio, anca e talvolta a colonna lombare. Non sempre accade, ma è una possibilità da valutare. Attenzione questo non significa che curare il piede permetta di risolvere ogni dolore!

Scarpe con buon supporto e controllo della pronazione possono ridurre il sovraccarico. Sono particolarmente utili durante l’attività sportiva. Non correggono la deformità ma migliorano il comfort.

Sì, nei casi lievi o iniziali gli esercizi possono migliorare elasticità e controllo muscolare. Lo stretching del polpaccio è particolarmente importante. Non correggono la struttura, ma aiutano a gestire i sintomi.

Piede piatto: dove opero

Piede piatto a Milano

I pazienti che desiderano trattare il piede piatto a Milano possono contare su un percorso completo, dalla prima visita fino all’eventuale intervento chirurgico. A Milano svolgo sia attività ambulatoriale sia chirurgica, in strutture altamente specializzate e con un team dedicato esclusivamente alla chirurgia del piede e della caviglia. La pianificazione pre-operatoria viene eseguita con esami in carico e valutazione clinica approfondita, fondamentali per impostare un trattamento personalizzato. Centralizzare la chirurgia a Milano mi permette di garantire standard organizzativi elevati, continuità nel follow-up e massima sicurezza.

Piede piatto a Roma

I pazienti che cercano una valutazione per il piede piatto a Roma possono effettuare con me una visita specialistica e una consulenza completa. Durante l’incontro approfondisco diagnosi, sintomi e possibili opzioni terapeutiche, impostando un percorso chiaro e condiviso. Qualora emerga l’indicazione chirurgica, l’intervento viene programmato a Milano, dove concentro l’attività operatoria per garantire elevati standard tecnici e organizzativi. Questo modello mi consente di offrire prossimità nella fase diagnostica e massima qualità nella fase chirurgica.

Piede piatto a Vicenza

Per chi desidera un inquadramento specialistico del piede piatto a Vicenza, ricevo per visite e consulenze dedicate al piede e alla caviglia. La valutazione clinica è sempre approfondita e orientata alla definizione di un trattamento personalizzato, conservativo o chirurgico. In caso di indicazione all’intervento, la procedura viene eseguita esclusivamente a Milano, in un contesto altamente specializzato. Questo consente di unire la comodità della visita in sede locale alla sicurezza di un centro chirurgico dedicato.