Intervento alluce rigido
L’alluce rigido è una deformità che colpisce il primo dito del piede. Si tratta di una deformità comune, ma molto meno conosciuta rispetto all’alluce valgo.
L’alluce rigido è una deformità osservabile sul piano sagittale e non frontale come siamo abituati a fare per l’alluce valgo.
Inoltre comporta un primo metatarso elevato.
È questa la causa del continuo conflitto, durante la fase di spinta del passo, del metatarso con la falange distale che porta alla formazione di un’esostosi dorsale.
L’esostosi dorsale è come una cipolla che nell’alluce rigido è dorsale e non mediale come nell’alluce valgo. Che sia dorsale o mediale la “cipolla” è spesso causa di dolore e di limitazione nell’utilizzo delle calzature.
Cosa hanno invece in comune l’alluce rigido e l’alluce valgo è il sovraccarico.
Mi spiego meglio.
Entrambe le deformità sono causa di un’alterata gestione dei carichi a livello dell’avampiede.
I sovraccarichi che quindi si vengono a manifestare a livello dei metatarsi e delle piccole dita sono causa non solo di dolore, ma anche di deformità.
Ecco che anche per questa patologia ci ritroviamo infatti a parlare di metatarsalgia e di deformità delle dita che siano ad artiglio, a martello o a maglio.
L’alluce rigido è una deformità la cui correzione non può che passare attraverso la chirurgia. Parleremo quindi di intervento alluce rigido, anche se questo non significa che tutti gli alluci rigidi siano per forza patologici e quindi chirurgici.
L’alluce rigido infatti al contrario dell’alluce valgo, può essere espressione di una semplice caratteristica.
Se però il dolore, la limitazione funzionale e la deformità peggiorano tanto da limitare le normali attività quotidiane la chirurgia può venire in aiuto.

Se parliamo di intervento alluce rigido bisogna sapere che non sempre la chirurgia dell’alluce rigido è una chirurgia mini invasiva. Infatti se ci troviamo davanti ad un alluce rigido puro quello che suggerisco è di ricorrere ad una chirurgia aperta.
Si tratta comunque di una piccola incisione che permette al chirurgo di essere più riproducibile sul tipo di correzione necessaria a ripristinare il corretto centro di rotazione dell’articolazione metatarso-falangea.
Il corretto ripristino della capacità articolare di questa piccola, ma fondamentale articolazione comporta il suo miglior utilizzo e di conseguenza una migliore funzione e soprattutto la riduzione nell’evolutività del processo artrosico con ampio beneficio sul dolore.
Nei casi in cui l’alluce rigido sia associato ad un alluce valgo è invece possibile ricorrere ad una chirurgia puramente percutanea (ovvero mini-invasiva) che vada a correggere sia il malallineamento sul piano frontale, che quello sul piano sagittale.
In questo modo è possibile correggere sia la rigidità dell’alluce rigido, che il valgismo associato.
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Complicanze intervento alluce rigido
Come spiegato l’intervento di correzione dell’alluce rigido è un intervento chirurgico che mira a ripristinare la funzionalità e la mobilità dell’articolazione metatarso falangea. L’intervento chirurgico può variare a seconda della gravità della patologia. Tuttavia, come qualsiasi intervento chirurgico, può comportare alcune complicanze.

Una delle potenziali complicanze dell’intervento all’alluce rigido è l’infezione.
Il rischio di infezione rimane sicuramente un rischio molto basso quando si parla di chirurgia dell’avampiede.
Tuttavia è importante che i pazienti siano informati e che sappiano che la competenza del chirurgo non è solo legata ad eseguire l’intervento chirurgico, ma anche al gestire possibili complicanze o difficoltà del post-operatorio.
La maggior parte delle infezioni in questo distretto, rimangono infezioni superficiali che possono richiedere un trattamento antibiotico specifico. In caso di infezioni profonde invece la terapia antibiotica non è sempre sufficiente.
In questi casi può diventare necessario un ulteriore intervento chirurgico.
Un’altra complicanza può essere legata al dolore residuo. In alcuni casi anche dopo un intervento ben riuscito, il dolore può persistere. Nel caso dell’alluce rigido questo può essere legato all’estensione del processo artrosico dell’articolazione metatarso-falangea che non permette all’articolazione, benchè riallineata, di svolgere in modo corretto la sua funzione.
Non per ultime possono manifestarsi complicanze legate ai ritardi nella guarigione ossea.
Quando si parla di interventi che prevedono osteotomie o fusioni articolari, può verificarsi un ritardo nella guarigione ossea o una mancata fusione (pseudoartrosi).
Nei casi più estremi questa complicanza può portare a reinterventi volti a stimolare la formazione del callo osseo a livello del segmento interessato.
Intervento alluce rigido non riuscito
Quando parliamo di intervento alluce rigido non riuscito dobbiamo prima capire il tipo di deformità di cui stiamo parlando.
È quindi fondamentale chiarire subito che l’alluce rigido e l’alluce valgo sono patologie diverse. Infatti anche l’alluce rigido non è una semplice deformità del primo dito del piede, ma è una deformità associata ad un evoluzione artrosica.
Questo significa che nell’alluce rigido l’articolazione metatarso-falangea è soggetta ad usura andando irreversibilmente incontro ad artrosi. L’alluce rigido si presenta quindi rispetto all’alluce valgo con una difficoltà iniziale maggiore: la possibile evoluzione artrosica.
La chirurgia che riguarda l’alluce rigido viene definita, proprio per questo motivo Joint Preserving Surgery.
Si tratta, traducendo, di una chirurgia di salvataggio volta a salvare e ripristinare l’articolazione senza poterla riportare indietro nel tempo, ovvero senza poter agire direttamente sul processo artrosico e quindi sulla cartilagine articolare.
Ecco che quindi bisogna spiegare con attenzione al paziente che questa chirurgia non è un miracolo e non può essere vista come una chirurgia capace di riportare l’alluce nelle condizione in cui era prima che iniziasse il processo artrosico.
Indubbiamente si tratta di una chirurgia che può però mettere l’articolazione in condizione di lavorare meglio consumandosi meno.
In questi casi invece di parlare di intervento alluce rigido non riuscito, è più corretto parlare dei limiti di un intervento chirurgico legati all’evoluzione di una patologia!
Ecco perché è importante eseguire una valutazione specialistica nei tempi corretti.
Tuttavia l’ortobiologia ci viene in aiuto. Si tratta dell’utilizzo in campo ortopedico di alcune cellule del nostro corpo per indurre stimoli di guarigione o rigenerazione.
L’utilizzo quindi di alcune tipologie di cellule prelevate dal sangue o dal grasso può infatti promuovere uno stimolo rigenerativo che sia in grado di aumentare le capacità di guarigione, in questo caso, dell’articolazione metatarso-falangea.
Non si tratta di un miracolo e non significa che siamo in grado di rigenerare la cartilagine articolare, ma questo trattamento rappresenta un plus da unire alla chirurgia con la finalità di promuovere i processi di guarigione.
Nel momento in cui l’evoluzione del processo artrosico fosse troppo avanzata però anche queste soluzioni non sarebbero più suggeribili.
In questi casi l’intervento proposto è quello di artrodesi ovvero di fusione e quindi blocco dell’articolazione dell’alluce.
In sintesi ecco perchè l’intervento all’alluce rigido può non riuscire:
Ecco i motivi per cui l’intervento alluce rigido può non riuscire:
- Evoluzione artrosica avanzata: se l’usura dell’articolazione è troppo avanzata, la chirurgia potrebbe non essere d’aiuto.
- Aspettative irrealistiche: i pazienti devono comprendere che l’intervento migliora la funzionalità ma non può riportare l’articolazione alle condizioni originali in casi estremi.
- Condizioni individuali: la variazione nelle condizioni di salute individuali e la complessità della patologia possono influire sull’esito dell’intervento.
- Competenze del chirurgo: un chirurgo non esperto o non competente può non essere in grado di comprendere la patologia suggerendo chirurgie non appropriate.
Intervento alluce rigido tempi di recupero
L’intervento di joint preserving surgery, noto anche come chirurgia di salvataggio dell’articolazione, rappresenta una soluzione efficace per il trattamento dell’alluce rigido.
I tempi di recupero associati a questo tipo di intervento sono generalmente comparabili a quelli della chirurgia per l’alluce valgo.
Dopo l’intervento i pazienti possono aspettarsi di seguire un percorso di recupero ben definito a livello temporale. Infatti per i primi 30 giorni, sarà necessario indossare una specifica scarpa post-operatoria.
Camminare è fondamentale per stimolare il processo di guarigione.
Questa scarpa che assomiglia ad una sneaker è progettata per fornire il supporto necessario durante la fase di guarigione e per proteggere l’articolazione operata. Inoltre, è fondamentale eseguire le medicazioni, che verranno da me cambiate circa ogni 10 giorni.
Le medicazioni hanno lo scopo di proteggere le minuscole incisioni, ma sopratutto di partecipare alla fase correttiva, aiutando una corretta guarigione.
Durante i primi 30 giorni non sarà possibile guidare, considerando che la mobilità e il controllo del piede potrebbero non essere ancora adeguati.
Tuttavia i pazienti devono iniziare a camminare e caricare il peso sul piede quasi immediatamente, per stimolare una veloce e regolare guarigione.
Dopo un mese dalla chirurgia, i pazienti sono in grado di tornare a indossare scarpe comode, che possano facilitare una maggiore libertà di movimento e permettere il corretto utilizzo dell’alluce nella fase di spinta.
A questo punto, è anche possibile riprendere la guida.
L’attività sportiva a basso impatto può essere ripresa a 45-50 giorni dall’intervento.

Questo è un passo importante nel processo di recupero, poiché permette di rinforzare gradualmente il piede e ripristinare le sue funzionalità.
Per coloro che praticano sport ad alto impatto, come la corsa, il ritorno all’attività potrà avvenire dopo un periodo di 2 o 3 mesi dall’intervento.
È fondamentale seguire attentamente le indicazioni del medico e ascoltare il proprio corpo durante il recupero, in modo da assicurarsi di tornare a una vita attiva in modo sicuro e progressivo.
In questo modo, si potrà recuperare un livello di attività fisica simile a quello vissuto prima dell’intervento, migliorando così la qualità della propria vita.
Ricapitolando vediamo in modo schematico l‘intervento all’alluce rigido e i tempi di recupero:
- 30 gg di scarpa post-operatoria;
- cambio medicazione ogni 10 giorni circa;
- impossibilità a guidare per 30 giorni;
- carico e quindi cammino immediato;
- ritorno ad una scarpa comoda a 30 giorni;
- ritorno ad attività sportiva blanda a 45-50 giorni;
- ripresa dell’attività sportiva ad alto impatto come la corsa a 2/3 mesi.
Intervento alluce rigido convalescenza
Per parlare dei tempi di convalescenza intervento alluce rigido è bene prima fare un ricapitolo su quello che è il percorso operatorio.
Partiamo dai tempi di sala operatoria.
L’intervento di correzione della luce rigido dura circa 20 minuti.
Viene eseguito previa anestesia periferica dell’arto operato. Al termine dell’intervento il paziente ritroverà il piede avvolto da un’abbondante medicazione.
Questa medicazione viene rinnovata ogni 10 giorni circa. Il ricovero ospedaliero può essere in giornata o prevedere una notte in ospedale.
Il paziente può appoggiare il peso sul piede operato fin da subito a patto di utilizzare ogni volta che è in carico un’apposita sneaker post operatoria che viene pensata bilaterale per agevolare e rendere più fisiologico possibile il passo del paziente.
Il dolore viene tenuto efficacemente sotto controllo grazie in primis all’anestesia periferica che permette di tenere l’arto addormentato per varie ore dopo l’intervento, secondariamente grazie alla terapia che viene messa a disposizione del paziente nell’immediato post operatorio e che viene successivamente impostata in dimissione.
È fondamentale che il paziente capisca quanto è importante camminare. Infatti la terapia analgesica viene pensata proprio per potervi mettere nelle condizioni di camminare con zero dolore o con il minimo dolore possibile.
Infatti camminare rappresenta la prima via verso la guarigione in quanto il carico stimola il callo osseo e quindi la guarigione del tessuto scheletrico.
I controlli cadenzati ogni 10 giorni circa non serviranno solo al rinnovo della medicazione, ma anche a fare il punto in modo da gestire al meglio i sintomi e poter rispondere a dubbi ed incertezze che possono presentarsi e per cui potete ottenere pronta risposta.
Conclusioni
L’alluce rigido rappresenta una deformità del primo dito del piede e può causare dolore e limitazione funzionale portando a deformità dei raggi minori e delle piccole dita.
L’alluce rigido porta ad una alterazione della gestione dei carichi nell’avampiede, provocando sovraccarichi metatarsali (metatarsalgia) e deformità delle dita ad artiglio, martello o a maglio.
La correzione chirurgica prevede diversi approcci in base alla gravità della patologia che possono variare da interventi aperti a percutanei, con l’obiettivo di ripristinare il corretto allineamento e la funzionalità dell’articolazione metatarso-falangea. In questi casi si parla di chirurgia di salvataggio: Joint Preserving Surgery.
Nei casi in cui l’evoluzione artrosica fosse invece incompatibile con il salvataggio dell’articolazione la chirurgia suggerita prevederebbe un blocco dell’articolazione dell’alluce (artrodesi).
Il recupero post-operatorio prevede un periodo di convalescenza che include cambi di medicazione regolari, carico immediato con apposite sneaker post-operatorie e una graduale ripresa dell’attività sportiva.
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