Il mio valore

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Oggigiorno, nel mio lavoro la disponibilità viene sempre più vista come opzionale e non necessaria da parte del medico.

Mio papà è medico ginecologo e ho imparato da lui il valore della disponibilità che ritrovo oggi nel team in cui lavoro.

Ricordo da bambina quante volte gli ho sentito dire, pur non essendo di turno o reperibile, “faccio un salto in ospedale”. Questa frase, detta proprio cosi, mi è rimasta impressa. Dapprima per me significava tristezza, voleva dire vederlo allontanarsi e, di fatto, non sapere a che ora sarebbe tornato a casa. Oggi posso dire di aver compreso pienamente il valore che quella manciata di parole avevano e hanno per il paziente, come dire: io ci sono.

Il mio lavoro è diverso da quello di mio padre. Più facilmente programmabile, con meno imprevisti, ma il valore della disponibilità non cambia.

Da medico a paziente, da paziente a medico

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Capita a tutti prima o poi, di essere pazienti. Nel mio caso è stato un ottima prova del nove!

Da paziente ho potuto sperimentare la sensazione dell’abbandono così come quella opposta dell’essere tenuta per mano. Da paziente, sono riuscita a capire ancora meglio quello che da medico devo offrire a chi ho in cura.

La mia disponibilità

La mia disponibilità nasce quindi sin dalla prima visita.

Sempre più spesso, i pazienti, giungono al primo incontro con il medico con un’idea di fondo sulla loro patologia legata ad informazioni trovate in rete che, purtroppo, non sono sempre precise.

In questa fase, la disponibilità viene misurata, non solo offrendo al paziente il tempo necessario durante la visita per rispondere a dubbi e domande, ma anche fornendogli la possibilità di rispondere a nuovi interrogativi che possono sopraggiungere nei giorni seguenti la visita: ecco perché troverete sempre la mia e-mail personale e un contatto telefonico sul mio ricettario.

Non meno importante per me, è che il mio paziente possa trovare informazioni corrette on line. Trovo che questo sia forse il concetto più moderno di disponibilità: il mio sito nasce infatti come disponibilità nei confronti del paziente. Esso rappresenta uno spazio in cui possono essere trovate informazioni valide, scientifiche, spiegate a chi però non è per forza medico!

Un’altra forma di disponibilità, che è la forza del nostro team, è quella di accompagnare il paziente all’intervento chirurgico e attraverso il percorso di guarigione. Questo è possibile grazie ad un team dedicato dove ognuno di noi ha un compito preciso.

Grazie alla suddivisione dei compiti siamo quindi certi di non lasciare mai la mano di chi abbiamo in cura, prima che venga stretta da chi si occupa del passaggio successivo.

Sarò quindi io stessa a indicarvi il percorso che ci avvicina alla sala operatoria: pre-ricovero, ricovero, anestesia, tempi chirurgici, ma anche a descrivervi che cosa ci aspettiamo nel post-operatorio, come affrontarlo e i tempi di recupero.

Il ruolo del team

Nel team in cui lavoro, la mia figura, verrà affiancata da quella dell’anestesista, dei ferristi e degli infermieri di sala che mi aiutano a far si che ogni step avvenga nei modi e tempi previsti.

Disponibilità quindi per me e per il team in cui lavoro, significa non solo tenere per mano il paziente, ma prepararlo ad un percorso che non deve essere vissuto come un salto nel vuoto, bensì con consapevolezza sua e dei familiari.

Un paziente consapevole è un paziente che entra a far parte del team, che partecipa attivamente al suo percorso di guarigione e che raggiungerà un livello di soddisfazione più elevato e in minor tempo.

Da bambina ho capito il valore della disponibilità. Da medico ho compreso come trasmetterla agli altri.

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