alluce valgo

Alluce valgo: sintomi, intervento e tempi di recupero

Cos'è l'Alluce Valgo?

L’alluce valgo è una patologia molto diffusa. Riguarda soprattutto noi donne.

I numeri ci dicono che è la prima causa di chirurgia del piede per l’universo femminile.

Cari uomini, non vi offenderete quindi se, come chirurgo e come donna, dedicherò principalmente questo testo ad un pubblico femminile!

Tecnicamente l’alluce valgo consiste in una deviazione laterale del primo dito che porta ad una alterazione anche delle altre dita vicine e ad un sovraccarico dei raggi minori ovvero dei metatarsi vicini.

Sintomi

Il problema dell’alluce valgo può essere un problema solo funzionale, solo estetico o coinvolgere entrambe le prospettive: funzione ed estetica.

Inoltre, esistono difetti estetici, ma anche “limitazioni estetiche”.

Per esempio, pensiamo a quante volte l’alluce valgo possa condizionarci nell’acquisto di una calzatura o nell’utilizzo di una scarpa che già abbiamo nel nostro armadio.

In realtà questo fenomeno si traduce anche in una limitazione sociale e, talvolta, condizionante anche sul lavoro.

Ecco perché una limitazione estetica può diventare una limitazione funzionale.

Estetica e funzione sono intimamente legate, soprattutto nella vita di una donna.

L’alluce valgo non fa eccezione!

Infine, ricordiamo come l’alluce valgo possa alternare momenti in cui ci ricorda della sua presenza mediante dolore e limitazione, ma in altri momenti possa passare come assolutamente inosservato, perché diventato asintomatico.

Tuttavia è raro, nella mia professione, imbattersi in una paziente con un alluce valgo completamente asintomatico durante tutte le sue fasi evolutive.

È davvero tutta colpa della scarpa?

Un altro punto importante su cui vorrei far luce è la convinzione che la causa della deformità sia legata alle calzature indossate negli anni.

Troppo spesso, noi donne, ci colpevolizziamo, convinte che l’alluce valgo sia il risultato di un eccesso di vanità protratto negli anni.

Chiariamo quindi subito un concetto importante: non è la calzatura a causare l’alluce valgo.

Motivo per cui, dopo l’intervento, lo scopo è anche quello di tornare a poter scegliere di indossare le scarpe che ci piacciono.

Terapie conservative

Siamo nel 2024, e come per la chirurgia, anche la terapia conservativa ha fatto passi da gigante.

In primis nei materiali: oggi esistono soluzioni sempre più ergonomiche e meno voluminose, adatte anche a scarpe esteticamente appaganti.

Quando mi capita di visitare pazienti a cui propongo un trattamento conservativo, spesso queste mi guardano come se fosse la fine delle loro aspettative sociali ed una limitazione inaccettabile.

Tranquille: sono una donna, prima di essere un chirurgo ortopedico e, il più delle volte, quello che non è accettabile per le mie pazienti, non lo è nemmeno per me.

Le terapie conservative, comunque, il più delle volte rappresentano un valido aiuto, spesso, però transitorio.

È impossibile, per esempio, che un plantare riallinei una deformità scheletrica, ma può avere un’importante funzione nel trattamento della metatarsalgia (il dolore sotto ai metatarsali), che sappiamo associarsi alla deformità dell’alluce.

Se però chiediamo ad un plantare di controllare il dolore a livello della “cipolla”, andiamo oltre le sue possibilità.

Infatti è l’attrito in questi casi la determinante del dolore ed un plantare ridurrà ulteriormente lo spazio disponibile per il piede nella calzatura.

Le possibili soluzioni non sono solo all’interno della scarpa, ma anche all’esterno: forma e suola della scarpa possono contribuire a migliorare la funzione grazie a design specifici.

Per esempio nel caso della metatarsalgia, per rendere più veloce ed efficace la fase propulsiva del passo (quella di spinta), una soluzione può essere rappresentata da scarpe con suola basculante.

Non si tratta di scarpe ortopediche, ma di calzature con una forma ed un aspetto normale.

Queste tipologie di scarpe hanno semplicemente una suola a dondolo, incurvata, che facilita la fase di spinta del passo eliminando o moderando il dolore.

Inoltre la densità della suola è un altro aspetto da considerare con attenzione. Al contrario di quello che abitualmente pensiamo, una scarpa con una suola più rigida può rappresentare un altro valido aiuto nei confronti della metatarsalgia.

Intervento chirurgico

La chirurgia è la cura per l’alluce valgo. Questo è assodato.

Non esiste, però, un’unica tecnica chirurgica per tutte le deformità.

Questo penso sia un tema molto sottovalutato dall’opinione pubblica.

Per noi donne però dovrebbe essere naturale comprendere perché non esiste un’unica soluzione per ogni problema.

È sufficiente confrontare il proprio alluce valgo con quello di un’amica o della propria madre per osservare come la parola “alluce valgo” sia una definizione che racchiude deformità profondamente diverse tra loro.

Spesso, mi capita che mi vengano chiesti consigli aspecifici e generali, che non è davvero possibile dare sui singoli casi specifici.

Vorrei infatti che trasparisse dalle mie parole e dal mio lavoro quotidiano una mia idea, in cui credo fermamente.

Ogni alluce valgo va studiato, osservando il piede mentre cammina e le radiofrafie in carico.

È un percorso necessario per arrivare a disegnare e progettare un planning (progetto chirurgico) che sia davvero su misura per ogni singola deformità.

Il momento della visita è importante perché è quello in cui ci si conosce, ci si parla di aspettative legate all’intervento.

È il momento in cui preparo il planning chirurgico, valutando non solo la deformità dell’alluce, ma anche la presenza di sovraccarico metatarsale e deformità delle dita.

È il momento in cui descrivo al paziente dove saranno le piccolissime incisioni che andremo a fare, quale tecnica utilizzeremo e quale attenzione abbiamo nei confronti della mini-invasività.

È importante che la paziente si immagini ogni momento del suo breve decorso e che si immagini davvero come sarà il suo piede, una volta guarito, perché la guarigione passa attraverso l’informazione.

 

La chirurgia mini-invasiva

Mini-invasività significa sostanzialmente rispetto dei tessuti: ossa e tessuti molli.

Se è chiaro a tutti cosa intendiamo per ossa, cosa si intende per tessuti molli?

È tutto ciò che non è scheletro, non solo la cute!

Infatti mini-invasività significa preoccuparsi di eseguire incisioni piccole o piccolissime, ma non solo.

Mini-invasività significa anche preoccuparsi di non scaldare in profondità mentre si opera con le frese dedicate e di creare un equilibrio tra muscoli e tendini.

È un principio che può essere applicato all’ortopedia in generale, ma che nel piede trova indubbiamente il suo maggior campo di applicazione:

  • alluce valgo;
  • piede piatto;
  • tendine d’Achille;
  • tendiniti;
  • tendinopatie in generale;
  • fascia plantare.

L’elenco è interminabile.

Nel trattamento dell’alluce valgo, mini-invasività significa in particolare:

  • mini-incisioni;
  • minimo stress dei tessuti;
  • mancanza o parziale mancanza di mezzi di sintesi;
  • riduzione dei tempi chirurgici e del laccio pneumatico;
  • anestesia periferica.

Cerchiamo di capire insieme cosa significhi nello specifico ogni passaggio.

Quindi dietro il concetto di mini-invasività, un chirurgia che si compie attraverso “buchini”, il motivo non è solo estetico, ma assolutamente funzionale e strettamente legato ai tessuti molli.

Impattare il meno possibile su cute e sottocute significa infatti assicurare una guarigione più rapida e più naturale, ma non solo.

Dopo avere eseguito le osteotomie, ovvero i tagli ossei, a livello dei metatarsi, i tessuti molli (muscoli e tendini in particolare) diventano davvero i protagonisti della correzione, guidando il ripristino della normale fisiologia del piede.

Questo rappresenta un vantaggio dal punto di vista della guarigione che avviene in modo più armonico e fisiologico.

La tecnica permette inoltre di non utilizzare mezzi di sintesi, affidando la correzione ai tessuti molli, come spiegato, e al bendaggio che viene eseguito in modo sterile in sala operatoria.

Ecco che il bendaggio non è più un gesto casuale, ma assolutamente fondamentale e deve seguire precise regole.

Talvolta, la grande deformità pre-operatoria, unita alla necessità di un recupero più veloce, suggeriscono di combinare questa tecnica mini-invasiva all’utilizzo di piccoli mezzi di sintesi dedicati (simili agli impianti che i dentisti usano in bocca) per stabilizzare la correzione.

Una fissazione con mezzi di sintesi ha l’obiettivo di assicurare una stabilità maggiore nella correzione dal primo giorno e può essere associata ai principi della mini-invasività.

Nuova Tecnica Chirurgica MICA

Negli ultimi anni è stata sviluppata una nuova tecnica chirurgica per la correzione dell’alluce valgo

Questa nuova tecnica chirurgica mini-invasiva prende il nome di MICA (Minimally Invasive Chevron Akin)

Come le vecchie tecniche mini-invasive prevede l’utilizzo di piccole incisioni e strumenti specializzati che consentono una correzione efficace della deformità con un impatto minimo sui tessuti circostanti. Inoltre prevede, ed è questa la grande novità di questa tecnica, l’utilizzo della fissazione, ovvero, di un mezzo di sintesi che permetta di stabilizzare la correzione riducendo il rischio di recidiva ben presente nelle precedenti tecniche mini-invasive.

Diagnosi:

La diagnosi è semplice e talvolta è il paziente ad arrivare già super informato riguardo alla sua patologia.

 Quello che però va spiegato è che l’alluce valgo può evolvere ovvero peggiorare e quindi deformarsi sempre di più, ma che l’evoluzione della patologia può arrivare a coinvolgere anche le altre dita. 

Il valgismo del primo dito infatti, a causa dell’alterata biomeccanica che comporta, può portare a sovraccarichi metatarsali con conseguente metatarsalgia e sbilanciamento tendineo delle piccole dita, da cui dipende la successiva griffe delle stesse. 

La diagnosi e il conseguente planning chirurgico con a disposizione Rx o tac in carico a basso dosaggio, sono fondamentali per una correzione completa e bilanciata dell’avampiede che non deve a priori coinvolgere tutte le dita o i metatarsi, ma sicuramente deve prevederne una valutazione accurata.

Chirurgia:

La procedura è eseguita in anestesia periferica, popliteal block o ankle block

Il paziente può ovviamente chiedere di essere sedato per rilassarsi maggiormente e ridurre l’ansia che può essere presente nella fase pre-intervento. L’indervento ha una durata di circa 20-30 miniuti

Quando il paziente si risveglierà il piede sarà avvolto da una medicazione con funzione parzialmente correttiva. La medicazione non andrà più toccata o rimossa dal paziente nel post-operatorio. Spiego sempre al paziente di non preoccuparsi se non riesce a muovere o a sentire l’arto. È normale, è l’effetto dell’anestesia che ci permette di non avvertire dolore e che lo rende facilmente controllabile con i farmaci in vena

Il ricovero in ospedale può essere di una notte, ma se il paziente lo desidera può tornare a casa lo stesso giorno dell’intervento.

Recupero post operatorio

Il dolore post-operatorio è facilmente controllabile grazie alla terapia prescritta in dimissione.

Non raramente i pazienti riferiscono di non aver avuto bisogno dei farmaci prescritti. Il carico è da ricercare fin da subito sempre e solo indossando la scarpa post-operatoria che è molto simile ad una scarpa da ginnastica ovviamente da indossare bilateralmente. Questo permetterà un carico più armonico, coordinato e meno sovraccarichi sull’arto non operato.

Grazie a questa scarpa post-operatoria le stampelle saranno necessarie solo nelle prime 24 ore. Camminare rimane la parola d’ordine! Più si cammina prima si guarisce! La scarpa post-operatoria va mantenuta per 30 giorni. Dopo 30 giorni sarà possibile indossare una scarpa comoda e tornare a guidare!

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Sono la dr.ssa Camilla Maccario

Sono Camilla Maccario, Medico Chirurgo, Specialista in ortopedia e traumatologia. Sono dedicata al trattamento delle patologie di Piede e Caviglia.

Lavoro presso l’Unità di Ortopedia della caviglia e del piede presso Humanitas San Pio X di Milano.